Anna Magnani intervista 1955
45 DOMANDE AD ANNA MAGNANI ultima modifica: 2018-09-11T11:27:28+00:00 da Laura Finocchiaro

Domanda – Quale reazione le provoca la richiesta di un autografo?

Risposta – Dio mio!

D. – Se potesse scegliere il suo regista, su chi cadrebbe la sua scelta?

R. – Non sempre si può scegliere il proprio regista come si sceglie il proprio sarto. Purtroppo!

D. – Che cosa pensa di se stessa?

R. – Un gran bene.

D. – Qual è secondo lei la differenza fra Roma e Milano?

R. – Roma è mia. E’ come se mi chiedessero che differenza passa fra mia madre e mia zia.

D. – Fatta astrazione delle necessità di carattere pratico, ritiene che un uomo (o una donna) possa vivere solo, essere insomma sufficiente a se stesso?

R. – Purtroppo… no! Nemmeno i geni sanno star soli!

D. – Ritiene che l’orgoglio sia un fattore negativo o alla lunga positivo ai fini del successo di una persona?

R. – Non sempre. Ma a volte può determinare il successo se lo si ha al momento giusto.

D. – Vuol dirmi qual è secondo lei il segreto per riuscire nella vita?

R. – Essere incoscienti. Essere belli. Campare di prepotenza.

D. – E questo vale anche per il suo caso particolare?

R. – No. Io ho solo creduto in quello che facevo. Il resto non sta a me dirlo.

D. – Qual è la testimonianza di simpatia e di ammirazione che durante la sua carriera l’ha toccata più profondamente?

R. – Fu subito dopo la liberazione di Roma. Recitavo in una Rivista al Cinema Reale.
In giro nei teatri secondari era sempre abbastanza movimentato e burrascoso. I grossi teatri li avevamo fatti tutti. Bisognava lavorare. Il fatto di andare in tutti i quartieri di Roma ci incuriosiva e ci commoveva. Ma quella sera al Reale la gazzarra fu grande.
Cominciò qualcuno a protestare perchè si erano tagliati due quadri. Dalla Galleria una voce che non ammetteva replica, urlò: «A Nannarè, so’ tre vorte che vengo a vede’ la rivista, ce mancheno du’ quadri, li devi da rimette». Cominciò il putiferio.
Volò una poltrona in palcoscenico, uno spettatore fu colpito da attacco epilettico, tutta l’atmosfera si arroventò di colpo, ruppero tutte le vetrate dell’ingresso, e alla fine io feci calare il sipario. Feci sapere loro, che se non si comportavano correttamente, lo spettacolo sarebbe stato sospeso, soprattutto perchè «la signora Magnani ha paura…».Bastò questo.
«A Nannarè, a te chi te tocca, ma magari ce proveno, ecc.». Morale al colmo dell’entusiasmo, alla fine del primo tempo io e i miei compagni fra i quali Carlo Ninchi, Aroldi Tieri, Olga Villi, Ave Ninchi, e gli altri, fummo obbligati, tutti in fila, a cantare la “Leggenda del Piave”. Venne giù il teatro.
Uno non so da dove, cacciò fuori una bandiera, montò in palcoscenico e mi ci avvolse tutta. Dopo di che bis del “Piave”!
Rientrando in camerino l’amministratore venne da me dicendo che una delegazione da parte del pubblico voleva parlarmi, e chiedermi scusa. Vennero su. Erano fruttivendoli, operai, ecc. Vennero con un quintale di patate dentro un sacco. «Lei ce scuserà, sa, stasera avemo esagerato, ma lei pe’ noi è sempre…». Non sapevano più che dire. «Accetti questo omaggio, semo in guerra, non se trovano». E scaricarono patate e bandiera insieme nel mio camerino. Erano commossi. Fu il più bell’omaggio di tutta la mia carriera di attrice.

D. – Recentemente un fotografo ha avuto l’idea di fotografare, passaggio per passaggio, tutte le varie “pose” della vestizione di un’attrice per recarsi ad uno spettacolo, ossia dal momento in cui questa usciva dal bagno fino all’ultimo ritocco di trucco. Queste fotografie, pubblicate mi hanno fatto pensare alla documentazione e trasposizione moderna del “lever du roi” (o de la reine) di secentesca memoria. Accettando questo fenomeno come un dato di fatto ormai acquisito, come lo giudica lei personalmente?

R. – Pietoso. Difatti in Francia scoppio la Rivoluzione.

D. – L’interpretazione di un personaggio le ha mai per caso insegnato qualcosa nei confronti della vita pratica. Se sì, in quale occasione?

R. – E’ il contrario. E’ la vita che mi ha insegnato a creare i miei personaggi.

D. – A quale età ritiene di aver lasciato l’infanzia?

R. – L’8 settembre del ’43, quando i tedeschi occuparono Roma!

D. – Se ciò le fosse concesso, ricomincerebbe la sua vita daccapo senza sapere, naturalmente, che cosa l’attende, ma così all’avventura?

R. – Magari!

D. – Nei giochi infantili, quale parte le piaceva riservare per se?

R. – Non credo di aver giocato molto nella mia infanzia. L’unica cosa che mi piaceva veramente, ricordo, era di chiudermi in camera mia e fantasticare.

D. – Qual è il pubblico, in Italia, che sente più vicino a se?

R. – Tutto.

D. – Qual è il personaggio (della Storia) che sente più vicino al suo temperamento?

R. – Caterina Sforza.

D. – Se fosse vissuta alla corte del Re Sole, chi avrebbe voluto essere?

R. – Il cane preferito del Re.

D. – Qual è stata la sua prima reazione trovandosi per la prima volta alla presenza di un cadavere?

R. – Non ho mai visto un cadavere. Mi rifiuto di vederli. Ho paura.

D. – Qual è stata la più violenta emozione della sua vita?

R. – Il giorno che sentii di aver concepito un figlio.

D. – Costretta a vivere in esilio in quale città avrebbe desiderato vivere?

R. – Un bell’esilio a New York o a Parigi, che ne dice lei?

D. – In genere, la sua naturale tendenza, la spinge a cercare amicizie, a circondarsi di persone più o meno intelligenti di lei?

R. – Più intelligenti di me. A volte però i semplici riposano lo spirito, purchè siano autentici.

D. – Le è mai accaduto (nella vita naturalmente), di essere costretta a recitare una parte, come sulla scena? Se sì, in quale occasione?

R. – Non ho mai fatto questo sforzo. Una volta, innamorata commisi questo sbaglio. Ma per poco tempo!

D. – C’è nella sua vita una piccola azione che le ha lasciato  un grande rimorso?

R. – Tante. E nella sua?

D. – Sarebbe disposta a sacrificare la sua indipendenza per qualcuno o qualcosa?

R. – Per niente al mondo e per nessuno al mondo.

D. – Supponiamo che ad un passaggio di frontiera lei venga trovata sprovvista di documenti e che non venga nemmeno riconosciuta. Invitata, come si usa dire, a “qualificarsi”, che cosa risponderebbe?

R. – Ma che ne so! Sarebbe, in ogni caso, una bella scocciatura.

D. – Qual è secondo lei il colmo dell’infelicità per un individuo?

R. – Non poter mai innamorarsi.

D. – La prospettiva di rimanere, come si suol dire con una espressione banale, “sola con i propri pensieri” per un prolungato periodo, la spaventa o la seduce? In questo caso in quale cornice naturale vorrebbe che ciò avvenisse?

R. – Mi piace essere sola con i miei pensieri. La cornice che preferisco è il mare, di fronte a casa mia a San Felice Circeo.

D. – Se le rimanesse mezz’ora di vita, come la impiegherebbe?

R. – Chiederei un’udienza al Papa.

D. – Il contatto anonimo con la folla, quale reazione le provoca?

R. – Sgomento.

D. – Preferisce i vinti o i vincitori nella vita?

R. – I vinti. A volte vincere è molto facile, è questione di possibilità.

D. – Se le fosse concesso un atto di potenza assoluta che cosa farebbe?

R. – Eliminerei tutti gli imbecilli e tutti gli eccessivamente ambiziosi, sono loro la causa di tutti i guai.

D. – L’eliminazione di un eventuale nemico le provoca piacere, la lascia indifferente, o provoca addirittura un rovesciamento dei suoi sentimenti?

R. – Dipende. L’eliminazione di certi nemici andrebbe onorata con una rispettabile sbornia.

D. – Quale virtù apprezza maggiormente in un uomo?

R. – La lealtà.

D. – Vuol dirmi qual è secondo lei la differenza esistente fra superbia e orgoglio? Si ritiene orgogliosa?

R. – Siccome la differenza tra superbia ed orgoglio non è una opinione, la dovrebbero conoscere tutti. Per quello che mi riguarda forse sono orgogliosa. Ho un grande rispetto di me stessa.

D. – C’è una “cosa” nella vita cui, come dice un abusato “modo di dire” preferirebbe pur di non affrontare la morte?

R. – Preferirei morire piuttosto che di affrontare l’angoscia di un’altra guerra nel mio Paese.

D. – Avrebbe preferito essere Beatrice, la signora Bovary, la signora de Renal o la Regina Vittoria?

R. – Nessuna delle quattro, poverette!

D. – Quale sarebbe il suo partner ideale?

R. – Io non ho un solo partner ideale. Fra i tanti quelli che vorrei avere vicino a me sono Spencer Tracy e Marlon Brando.

D. – Se venisse posta nell’alternativa: non recitare nemmeno più una sillaba, contro l’acquisto di non importa qual bene materiale, quale sarebbe la sua risposta?

R. – Per nessun bene materiale. Sacrificherei il mio lavoro solo in un caso. Se mio figlio potesse avere le sue gambe come io gliele avevo fatte.

D. – Dovendo raccontare una favola ad un bambino, quale sceglierebbe?

R. – Non so raccontare favole, nè ai grandi nè tanto meno ai bambini.

D. – Ci sono delle colpe che è disposta a perdonare e delle virtù che, al contrario, la infastidiscono?

R. – Perdono tutte le colpe che si commettono per amore. Non perdono l’eccessiva bontà.

D. – Una soubrettina in mal di pubblicità decide, per far parlare di sè, di inscenare il proprio suicidio, ma sbaglia dose e muore. Come reagisce lei a questa notizia? Invierebbe dei fiori, seguirebbe il suo funerale, deplorerebbe la sua idiozia?

R. – Mi darebbe una gran pena un fatto simile. Ma nei tempi in cui viviamo bisogna capire e perdonare anche questo.

D. – Se una sua ammiratrice compisse un lunghissimo viaggio per venirla a vedere, la cosa (che le è già forse accaduta) le farebbe piacere, la infastidirebbe o la lascerebbe del tutto indifferente?

R. – Comunque… mi commuoverebbe!

D. – Quale pensa possa essere il “toccasana” per risolvere l’attuale crisi del Cinema italiano?

R. – Serietà e onestà!

D. – Sofia Loren, Mangano o Lollobrigida?

R. – Al mondo c’è posto per tutti.

D. – Come mai non partecipa ai Festival e alle manifestazioni che all’estero hanno veduto le nostre attrici graziose ambasciatrici del Cinema italiano?

R. – Ammiro le mie graziose colleghe che svolazzano per il mondo. A me dà pensiero persino di attraversare la strada davanti a casa mia!

Che la Magnani sia una grande attrice è un fatto accettato universalmente; che la sua personalità sia spiccata, per non dire addirittura prepotente, è largamente dimostrato, per chi non fosse ancora convinto, dalle sue risposte a queste domande.

In che modo e con quali mezzi la Magnani giunge a “superare” la sua personalità e a entrare via via in quella dei personaggi che le sono di volta in volta assegnati?

La risposta la fornisce lei stessa quando alla domanda «se l’interpretazione di un personaggio le abbia mai insegnato qualcosa sul suo conto», “Nannarella” risponde, senza nemmeno riflettere: «Al contrario: è la vita che mi ha insegnato a creare i miei personaggi».

Il che dimostra che la sua personalità è non solo spiccata e prepotente, ma soprattutto ricca, multiforme e completa. La stessa osservazione che feci parlando (al maschile) di Curzio Malaparte.

E. Roda

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