La Lupa - Anna Magnani Osvaldo Ruggeri
ANNA “LA LUPA” A MOSCA ultima modifica: 2016-06-26T17:24:33+00:00 da Laura Finocchiaro

Forse soltanto Eduardo ha avuto a Mosca accoglienze paragonabili a quelle che il pubblico del Malii Teatr, la gente comune incontrata sulla piazza Rossa, o nei negozi di via Gorki, hanno riservato ad Anna Magnani. Il nome di Eduardo (che è stato atteso sino all’ultimo perché avrebbe voluto essere presente alla «prima» del La Lupa), non nasce a caso e l’accostamento con Annarella diventa quasi una cosa ovvia di fronte alla intensità di questi applausi moscoviti.

Perché è vero che qui tutti vengono accolti con simpatia, cantanti, dive, ballerine, ma un’altra cosa è quando arriva un artista vero: allora, in teatro, sono tutti fermi, muti, il viso allungato verso il palcoscenico, la cuffia della traduzione automatica (a che serve con la Magnani?) che pende inutile dalle spalliere della sedia.

La sera della «prima», quando è calato il sipario, c’è stato, tra la «colonia italiana» presente in platea un momento di smarrimento: sulla scena la lupa era appena morta colpita al cuore con l’accetta dell’amante, e l’applauso, l’atteso applauso non veniva. Solo silenzio, un profondissimo, lunghissimo istante di cupo silenzio.

Che era successo? Che cosa non era piaciuto? Troppo fosco il dramma? Troppo «verismo»? Perché la Magnani non sorride al pubblico? Annarella stava piangendo, un fiotto di lacrime vere, un nodo alla gola, improvviso, perché nel silenzio della platea aveva sentito che gli spettatori vivevano ancora il dramma. Per questo non applaudivano ancora. Il filo che li legava alla realtà della scena non si era ancora spezzato. Poi, un brusco colpo ai capelli per buttarli indietro, un sorriso che si allarga, e allora scoppia l ’applauso, il primo di ventisei lunghissimi applausi.

Di fianco alla Magnani, emozionati, sono il giovane Osvaldo Ruggeri, Ave Ninchi, ColiziGiannini e gli altri. Solo la Guarnieri che già conosce il pubblico di Mosca (è stata qui coi «Giovani» per il Diario di Anna Frank) «regge» al tuono.

Che cosa ha questa donna? Come ha potuto conservare per venti anni gli occhi di Roma Città Aperta, rimanere autentica, fatta di dramma, di pianto e di risata popolana, in mezzo al crollo (o alla involuzione, o alla evoluzione) del neorealismo, ai grandi mutamenti che intorno a lei, ha subito il paese? Come ha potuto passare da Roma a Hollywood, dal cinema al teatro, senza perdere nulla della sua «grinta», senza
diventare mai una «diva» e rimanere una grande attrice e una donna vera?

Non c’è giornale a Mosca che non abbia pubblicato in questi giorni una intervista con lei. Nessuna concessione, né da una parte né dall’altra, allo «stile rotocalco». Si è parlato di Cecov, di Tolstoi, del destino del teatro, della responsabilità dell’attore. Le hanno chiesto se ha davvero intenzione di lasciare il cinema: «Non reciterò più per lo schermo — ha risposto — fino a quando non la smetteranno di propormi personaggi di films polizieschi o sexy. Sono pronta, sia chiaro, a fare il “diavolo” , a fare la “furia” , ma il film deve essere serio e umano». E, per dimostrare la validità di queste sue parole ha poi detto che quello di Mamma Roma è il personaggio nel quale si è più riconosciuta.

Peccato, ha aggiunto, che nessuno abbia mai scritto un Amleto per una attrice… (Un Amleto per una attrice come la Magnani… Forse bisogna cercare tra i tragici greci, ma il pensiero corre subito a Eduardo. Come hanno ragione i moscoviti! C’è un altro autore, e c’è un’altra attrice, capaci di portare a livello universale le tragedie dei personaggi più umili?).

«Diva» la Magnani non è stata neppure nella sua vita quotidiana a Mosca; essere diva è proprio fuori del suo temperamento. E per ogni rappresentazione, davanti al teatro, una paziente fila di centinaia di persone silenziose che aspettavano il miracolo: una poltrona improvvisamente libera; uno spazio vuoto in un punto qualsiasi della platea.

«Tornerò sicuramente a Mosca — ci ha detto l ’attrice — e voglio tornarci con la Medea di Anouilh che darò a Roma in dicembre».

Adriano Guerra
Mosca, settembre 1966 – “Il Dramma”

Foto tratta dal documentario “Io sono Anna Magnani” di C. Vermorcken

ANNA “LA LUPA” A MOSCA ultima modifica: 2016-06-26T17:24:33+00:00 da Laura Finocchiaro

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