L’arte di Anna Magnani si sviluppa e si perfeziona principalmente in teatro. Molti gli spettacoli ai quali partecipa, soprattutto durante i primi anni di attività, ma anche in seguito.
Le tavole del palcoscenico sono una scuola di formazione, un banco di prova. L’impatto con il pubblico forma umanamente e artisticamente la giovane Magnani, creando legami con i suoi compagni tra i quali un giovane Paolo Stoppa (fu proprio lui, infatti a consigliarle di iscriversi all’Accademia d’Arte Drammatica).
Ottiene i primi riscontri del suo lavoro, sotto la guida di Silvio D’Amico e Ida Carloni Talli, tanto da essere notata (durante lo spettacolo “La caccia al lupo” di Verga) da uno spettatore illustre: Ettore Petrolini.

Tra il 1929 e il 1932 gira i teatri con la compagnia Vergani-Cimara, diretta da Dario Niccodemi. I ruoli che le attribuiscono sono ancora minori, ma la Magnani ha la possibilità di studiare, di rubare con gli occhi l’arte dei suoi maestri, in particolare per Vera Vergani:

“Devo molto a Vera Vergani, la più bella signora del mondo, un esempio di disciplina e correttezza. Mi guidò nei primi passi sul palcoscenico, mi faceva coraggio con una profezia che doveva  mutarsi in una splendente realtà. «Tu diventerai una grande attrice» mi diceva.” (Fonte “Epoca”, 1963)

Momenti di paura e di gioia, scoraggiamento ed entusiasmo, così Anna ne parlerà:

Come si fa a descrivere, parola per parola, i colori, gli odori dei ricordi, il teatro vuoto dopo lo spettacolo, il panino mandato giù in fretta e furia, l’odore del sudore nei camerini di provincia, il rubinetto del lavandino che sgocciola tutta la notte e ti fa impazzire, quelli del piano di sopra che fanno l’amore, le stanze ammobiliate, gli altri duecento chilometri che devi fare in treno, le prove, il sonno che non arriva, il bottone da attaccare, il trac, la pioggia, il lavandino ingorgato.” (Fonte “Gente”, 1979)

Ma nonostante tutto quelli sono gli anni della formazione: sta nascendo “la Magnani”.

Nel 1934, accanto ai fratelli De Rege, passa alla rivista, lavorando anche con Totò (con il quale formerà una compagnia), a partire dal 1941 Elsa de’ Giorgi, amica di Anna, così ricorda quegli anni:

Nella coppia Totò-Magnani si incontrarono due creatori, due improvvisatori, due artisti autentici che portavano sul palcoscenico quello che il teatro vuole che si porti. Agli spettacoli di Totò e Anna io ho visto cose davvero straordinarie, il pubblico delirava veramente. Insieme avrebbero potuto, tanto erano trascinanti, creare un partito, accendere una sommossa. Quando la vidi con Totò mi accorsi anche io dell’immensità di Anna Magnani. Una sera Totò mi confessò: «Come dice questa donna, a me mi dà alla pelle.»” (Fonte “I Coetanei”, Elsa De Giorgi, 1955)

La Magnani diventa Nannarella.

Scoperta dal cinema, ritornerà al teatro prima nel 1953 (in un periodo nel quale lei stessa confesserà di aver “estremo bisogno di buonumore”) con la rivista “Chi è di scena?” di Michele Galdieri, poi, trionfalmente, con “La Lupa di Zeffirelli (dal 1965) e “Medea” di Menotti (1966), che sarà anche il suo ultimo spettacolo teatrale.

Intervista ad Anna Magnani per “Medea”, 1966.

Il successo de La Lupa la porterà oltre i confini nazionali: Berlino, Leningrado, Londra, Mosca. Un trionfo!

Pubblico e critica sono entusiasti e le riservano grandi onori. Del resto, il personaggio di Giovanni Verga si addice al suo temperamento e alle sue qualità di attrice.
Anna si avvicina al personaggio e lo assorbe totalmente:

La lupa è una forza della natura. Non ragiona, è una bestia: le bestie, quello che vedono, vogliono. Per impersonare la lupa nella maniera giusta, ho cercato di capirla fisicamente”. (Fonte “Il Messaggero”, 1969)

Un animale da palcoscenico” la definì Eduardo De Filippo:

Intervista ad Eduardo De Filippo, 1979. Estratto dal documentario “Io sono Anna Magnani” di C. Vermorcken.

Ascolta la puntata radiofonica di Rai Radio 3 dedicata alla carriera teatrale di Anna Magnani (16 giugno 2016)

SPETTACOLI TEATRALI

DAL 1929 AL 1966

ANNA MAGNANI E IL TEATRO ultima modifica: 2016-02-18T13:03:50+00:00 da Laura Finocchiaro